Land Grabbing: la FAO adotta le “Direttive volontarie per la gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste”. Ora bisogna applicarle
Published: 14 May 2012
Posted by: Paolo Patruno
Posted in:  Italy
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L’11 maggio il Comitato per la Sicurezza Alimentare (Committee on World Food Security, CFS) della FAO ha finalmente adottato a Roma le “Direttive volontarie per la gestione responsabile della terra, dei territori di pesca e delle foreste”. Un passo avanti nel tentativo di frenare la rapina delle terre. Ma ora bisogna fare di più. Il Fattoalimentare.it ha già illustrato il testo delle Linee Guida. Il valore del documento anzitutto risiede nella sua approvazione da parte dei 191 paesi membri della Fao. Le Linee Guida esprimono il superamento dei pericolosi teoremi portati avanti per anni dalla World Bank e da varie istituzioni finanziarie, secondo le quali i grandi investimenti stranieri sulle terre altrui erano da favorire in quanto “per definizione” associati allo sviluppo. Sono serviti anni di reportage e di mobilitazioni per portare alla luce le barbarie nei confronti di chi abitava le aree nel mirino degli investitori. Ci deve essere l’effettivo impegno sia degli investitori sia delle autorità che cedono i fondi, per garantire i diritti umani e civili delle popolazioni. La sovranità alimentare torna a emergere tra le righe delle Linee Guida, e deve sempre venire rispettata. In ogni caso, devono venire raggiunti accordi - anziché deportazioni - idonei a garantire il sostentamento degli aventi diritto in una prospettiva di medio e lungo termine. Non basta una manciata di dollari, né un programma di “villagization” in mezzo al nulla, come accade in Etiopia. Oxfam, attraverso Stéphane Parmentier, spiega che «nel riconoscere i diritti sulla terra dei piccoli produttori, che sono cruciali per nutrire tutti, le direttive sono un importante passo verso un mondo più equo e libero dalla fame. Tuttavia, vista la crescente competizione per le risorse naturali e l’accaparramento delle terre che continua incontrollato non è il momento di compiacersi. Le direttive devono essere implementate con urgenza sia dai paesi ricchi che da quelli poveri». Cosa manca? «Le direttive riaffermano i diritti umani di quanti vivono sulla terra e sottolineano in modo chiaro il bisogno di consultare e far partecipare le comunità interessate dagli investimenti sulla terra. Ciò che manca nel testo è una chiara condanna dell’accaparramento incontrollato della terra e di altre risorse naturali», come l'acqua. A loro volta, le Ong coinvolte nei negoziati rincarano la dose: «È stato compiuto un primo passo essenziale, ma c’è ancora molta strada da fare affinché i diritti dei popoli sulla terra, i territori di pesca e le foreste siano pienamente riconosciuti e rispettati (...). Tuttavia, le direttive non sono all’altezza su alcuni problemi cruciali: non forniscono un corpo esaustivo di regole per contrastare efficacemente il diffuso accaparramento delle risorse naturali. Il testo è troppo debole nel sottolineare l’indispensabile sostegno ai piccoli produttori, che sono la priorità assoluta se i governi intendono garantire lo sviluppo sostenibile. Le direttive sono inoltre deludenti in materia di diritti dei popoli indigeni, già riconosciuti da strumenti internazionali, e non includono l’acqua come risorsa legata alla terra. Le organizzazioni chiedono ai governi e agli enti intergovernativi di mettere in pratica le direttive in modo efficace e urgente per contribuire a una governance sostenibile ed equa delle risorse naturali». L'elenco delle organizzazioni della società civile che si sono attivate per la tutela internazionale dei diritti legati alla terra è per fortuna molto lungo e corposo. Ma si notano alcune significative assenze, da Slow Food a Terra Madre - oltre alle grandi confederazioni agricole italiane - i cui interessi sono a quanto pare circoscritti alla tutela dei propri orticelli e presidi gastronomici.


Dario Dongo